Le nuove azioni risarcitorie in materia antitrust

Giu 20 2017

Le nuove azioni risarcitorie in materia antitrust

Dal 3 febbraio 2017 sono in vigore in Italia le nuove norme applicabili alle azioni private di risarcimento del danno derivante da illecito concorrenziale a seguito dell’attuazione della Direttiva 2014/104/EU .

L’iniziativa è partita dalla Commissione Europea a seguito della constatazione che, nonostante l’affermazione del diritto al pieno risarcimento del danno derivate da illeciti antitrust trovi direttamente la sua fonte nei trattati europei, il suo esercizio in concreto sia reso eccessivamente difficoltoso, quando non praticamente vano, dato il quadro normativo e procedurale degli ordinamenti nazionali nei quali le azioni private vanno ad inserirsi. Così, la Commissione, dopo ampia consultazione di tutti gli operatori e le parti interessate, ha predisposto alcune norme, di carattere sia sostanziale che processuale, destinate a disciplinare armonicamente in tutti gli stati membri dell’Unione Europea le iniziative processuali delle vittime degli illeciti antitrust ed, in ultima analisi, ad incoraggiarle ad agire avanti ai giudici nazionali per ottenere il pieno rsarcimento dei danni patiti.

Le novità principali che il Dlgs. n. 3/2017 introduce, che vanno anche al di là degli obblighi imposti dal legislatore comunitario, sono le seguenti:
– un nuovo regime applicabile agli ordini di esibizione delle prove, di portata sostanzialmente ampliata rispetto al regime ordinario dei provvedimenti di esibizione contemplati dal codice di procedura civile; viene inoltre specificamente disciplinata la facoltà delle parti e/o del giudice di chiedere l’esibizione di prove contenute nel fascicolo dell’Autorità Garante della Concorrenza e vengono previste le modalità di condivisione di informazioni a tale riguardo tra l’ufficio giudiziario e l’autorità amministrativa;
– la previsione del carattere vincolante dell’accertamento effettuato dall’Autorità Garante della Concorrenza dell’esistenza di una infrazione al diritto della concorrenza, ove contenuto in una decisione non più soggetta ad impugnazione davanti al giudice del ricorso, o confermata da una sentenza del giudice amministrativo passata in giudicato; la norma specifica che la portata dell’accertamento riguarda la natura della violazione, la sua portata materiale, personale, temporale e territoriale, ma non il nesso di causalità, né l’esistenza del danno lamentato; la decisione definitiva con cui una autorità nazionale garante della concorrenza di un altro Stato membro accerta una violazione del diritto della concorrenza costituisce invece solo prova, nei confronti dell’autore, della natura della violazione e della sua portata materiale, personale, temporale e territoriale, valutabile insieme ad altre prove;
– la quantificazione del danno e la distribuzione dei relativi oneri probatori, ivi incluso il regime dell’eccezione di trasferimento del sovvrapprezzo.

[1]Dlgs. n. 3 del 19 gennaio 2017 in attuazione della legge 9 luglio 2015, n. 114, recante delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l'attuazione di  altri atti dell'Unione europea - Legge di delegazione europea 2014.

Inoltre, è chiaro l’intento del legislatore di favorire il ricorso ai sistemi alternativi di composizione delle controversie, già previsti dall’ordinamento, anche nella materia antitrust; tra di essi il legislatore italiano fa espresso riferimento anche ai procedimenti arbitrali, nonostante invero, a seguito dell’ultima riforma dell’arbitrato e di autorevoli pronunce del nostro giudice delle leggi , sia ormai stato definitivamente riconosciuto il carattere giurisdizionale dell’arbitrato rituale. Pertanto, risulta quanto meno “goffa” l’inclusione del procedimento arbitrale tra i sistemi di composizione “amichevole” delle controversie ai quali il Dlgs. n. 3/2017 riconnette alcuni effetti di favore, quali la previsione di una possibile attenuante nella determinazione della sanzione pecuniaria amministrativa e la limitazione del diritto di regresso da parte degli altri co-autori della violazione che non hanno partecipato al procedimento.

Diversamente da quanto previsto dalla Direttiva, la nuova disciplina italiana è destinata a regolare anche le azioni collettive di cui all’articolo 140-bis del codice del consumo di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206 aventi ad oggetto il diritto al risarcimento in favore di chiunque ha subito un danno a causa di una violazione del diritto della concorrenza da parte di un’impresa o di un’associazione di imprese.

Infine, ribaltando il precedente regime che escludeva la parallela applicazione del diritto nazionale e del diritto comunitario (sistema cosidetto della “barriera unica”), l’art. 17 del Dlgs n. 3/2017 dispone ora espressamente che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato applica anche parallelamente in relazione a uno stesso caso gli articoli 101 e 102 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e gli articoli 2 e 3 della L. 287/1990 in materia di intese restrittive della libertà di concorrenza e di abuso di posizione dominante.

L’aspettativa del legislatore è ora quella di un aumento del numero delle azioni private di risarcimento del danno derivante da illecito antitrust, che saranno d’ora in poi devolute alla competenza delle sezioni specializzate in materia di impresa dei Tribunali di Milano, Roma e Napoli.

Rimane tuttavia irrisolto il nodo principale riguardante tali iniziative di carattere processuale, ovvero le modalità del loro finanziamento, in particolare in tutti quei casi in cui il danno economico sia diffuso su migliaia di potenziali attori, per i quali tuttavia, presi singolarmente, il valore della causa sia molto modesto, tenuto anche conto di una certa macchinosità del meccanismo di accesso all’azione risarcitoria collettiva previsto dal nostro ordinamento.

[1]Cfr. Ordinanza delle Sezioni Unite n. 24153/2013.

Leave a Reply